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Stock picking, cos’è e come funziona

Traducibile (non troppo) letteralmente in “scelta dei titoli”, lo stock picking è una interessante strategia di selezione degli strumenti finanziari che abbiamo la possibilità di includere nel nostro portafoglio:

Un elemento fondamentale nella gestione “attiva” del proprio pacchetto titoli, che permetterà a ogni trader di poter realizzare un portafoglio ben diversificato sia per quanto concerne l’attività finanziaria prescelta (azioni, obbligazioni, futures, ecc.), sia per quanto attiene l’area territoriale di riferimento, sia per quanto concerne, ad esempio, livello di rischio e orizzonte temporale.
Sancito quanto precede, lo stock picking è pertanto quella fase in cui, dopo aver accuratamente selezionato i settori di attività in cui investire (ad esempio, i bancari europei, gli industriali italiani, e così via), il gestore di un fondo (o il trader) sceglie nello specifico i singoli titoli da inserire nel portafoglio del cliente, o nel proprio portafoglio (nel caso del trader).

Stock Picking: gestione attiva o passiva?

Di qui, una prima, grande differenza tra il concetto di gestione attiva, e quello di gestione passiva. Lo stock picking è il tradizionale caso di gestione attiva, visto e considerato che il gestore di un fondo, o il trader, realizzeranno un portafoglio titoli partendo da “zero”, e andando a costruire il pacchetto di strumenti finanziari (con l’ottica di diversificazione sopra anticipata) sulla base dei criteri e delle finalità precedentemente individuate. Di contro, si parla di gestione passiva se il trader non costruisce attivamente un portafoglio, ma si limita a replicare nel proprio portafoglio le percentuali che i titoli, ad esempio, rivestono nel benchmark.

Prima e dopo lo stock picking

Come ben intuibile, lo stock picking non si esaurisce con la sola individuazione dei titoli sui quali si ritiene possa valere la pena investire. Esistono infatti altri due elementi di straordinaria importanza, sui quali è bene concentrarsi: l’asset allocation e il timing.

  • Il primo (asset allocation) consiste nello scegliere il peso da attribuire a ogni titolo all’interno del proprio portafoglio. Come intuibile, su un portafoglio di 100.000 euro, attribuire all’azione X un peso del 50% sarà molto diverso dall’attribuzione di un peso del 2%: non esistono criteri “unici” per poter effettuare una buona asset allocation, dipendendo molto dal livello di diversificazione ponderata che desideriamo seguire, e dagli obiettivi di rischio / rendimento del trader (ne parleremo tra qualche giorno).
  • Il secondo (timing) è invece legato alla scelta del momento giusto per entrare. Anche in questo caso, non esistono criteri univoci per effettuare la scelta “migliore”. Alcuni trader, soprattutto alle prime armi, ritengono che la scelta migliore sia quella di entrare in fase decrescente ma, come ben sapranno coloro che hanno già sperimentato con insoddisfazione tale tecnica, non sempre si rivela il miglior criterio da perseguire nella perfetta strategia.

Nei prossimi articoli di forextrading24 torneremo a lungo sui concetti di asset allocation e timing. Per il momento, ottenete un po’ di dimestichezza con le basi dello stock picking e, per toccare con mano alcuni dei concetti di cui sopra, cercate di comprendere come sono composti alcuni fondi di investimento azionari o obbligazionari.

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